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Dark, ghost e cloud kitchen... facciamo un pò di chiarezza.

  • apatuzzo
  • 12 ott 2022
  • Tempo di lettura: 3 min

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Dal 2020, anzi ad essere più precisi dall’inizio della pandemia, hanno iniziato a circolare particolari nomi riferiti alle cucine trasformate ed adattate per la produzione durante quel periodo; le Dark Kitchen.

Le prime cucine di questo genere, legate al mercato del Delivery e senza per forza avere una sala, hanno fatto la loro comparsa nel 2017.

La loro esplosione è avvenuta ovviamente grazie ai lockdown e alle restrizioni degli ultimi due anni.

Si pensi che ad oggi il valore del Food Delivery nel nostro paese ha superato gli 850 milioni di euro con una copertura di oltre il 90% nelle città che superano i 50 mila abitanti


Tra aperture a singhiozzo e green pass abbiamo quindi conosciuto il termine Dark Kitchen; ma ora troviamo anche le Cloud Kitchen, le Ghost, le Virtual e il Food Corner.


In questa selva di nomi cerchiamo un attimo di fare un po' di chiarezza e distinzione tra i vari servizi proposti:


Dark Kitchen


Si tratta di locali che hanno destinato una parte della loro cucina già esistente per una produzione dedicata al Delivery.

I vantaggi derivanti da questa soluzione sono molteplici, basti pensare ai locali con clientela concentrata in un periodo di servizio molto ristretto che vedono aumentare il loro volume di produzione senza dover per forza aumentare i posti a sedere.

Alcuni locali offrono anche la possibilità del take away; inoltre è possibile grazie a questa tipologia di servizio impostare una strategia legata alla creazione di un brand secondario, un brand virtuale e attivo solo online.

Quest’ultima idea può rivelarsi vantaggiosa perché potrebbe creare in poco tempo e con costi irrisori brand in grado di seguire le mode del momento (vedi sushi o poke) o provare tipi di cucina alternativi come vegetariani ed etnici senza rischiare con l’identità del locale stesso.



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Ghost Kitchen


La "cucina fantasma" indica invece un locale completamente sprovvisto di posti a sedere, spesso addirittura senza insegna e con nessun servizio di somministrazione al pubblico.

Infatti questo tipo di locale è solamente dedicato al Delivery e chi lo gestisce può investire nella produzione anche di più brand all’interno della stessa cucina, che vanno a coprire una vasta gamma di richieste alternative alla solita ristorazione.


Cloud kitchen


Questo modello di ristorante si rifà al modello di coworking utilizzato anche per la condivisione degli uffici. Infatti all’interno dello stesso locale e della stessa cucina vi sono più operatori che condividono attrezzature e costi operativi.

L’immobile può essere addirittura gestito da una società esterna alla ristorazione che mette a disposizione spazi della cucina oppure potrebbe essere proprio una società di Delivery che decide di finanziare una struttura di cloud kitchen.

Può essere la soluzione ideale per chi voglia avviare un’attività di ristorazione di questo tipo; infatti è possibile affittare una propria postazione risparmiando non poco e intanto iniziare la propria avventura nel Delivery



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Virtual Kitchen


Questo termine indica un modello molto simile al franchising, che raggruppa le cucine fisiche sotto un unico marchio a cui devono fare riferimento le varie strutture.

Le preparazioni a suo nome devono pertanto rispettare le ricette, il marketing e le regole dettate dal franchise del marchio e per il quale sarà prevista una commissione sulle vendite.


Food Corner



E’una soluzione ibrida giunta ora in Italia grazie a Glovo .

Il primo ha aperto da poco a Torino, e si presenta come uno spazo condiviso di ben 870 metri quadrati destinati ad ospitare diverse realtà di ristorazione con sale dedicate alla pausa per i riders e la possibilità per il cliente di scegliere se ordinare da casa o andare a ritirare direttamente al Food Corner.


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Anche il look della struttura è curato nei minimi dettagli, con graffiti e particolari dedicati alla street art.

Al momento fanno parte dell'iniziativa solo 5 Brand, ma l’immobile è attrezzato per ospitare fino a 15 partner con attrezzature,magazzini e spogliatoi separati per ognuno.

Questa nuova strutttura di Glovo a Torino si aggiunge ad altri cinque Food Corner già attivi in Spagna, a quello in Romania, ai due in Georgia e ai quattro in Ucraina.



Una cosa da notare è che questi tipi di struttura non hanno a che fare con strategie e problematiche che rigurdano sala e location.


Se però pensiamo alla mancanza di queste due caratteristiche che solitamente contribuiscono all’esperienza del cliente potrebbe diventare difficile per un Brand fidelizzare chi consuma i propri prodotti.


Ecco quindi spiegato l'impegno che queste aziende hanno nella continua ricerca di nuovi e caratteristici metodi di packaging, sistemi di fidelizzazione e una più alta personalizzazione dei piatti unita allo studio dell'esperienza utente nelle app dedicate.












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